Proprio ora, a questa altezza della mia vicenda
esistenziale, proprio quando l’assurda legge universale è stata da me non già
semplicemente intravista, ma enunciata e sviscerata in profondità; proprio ora
che nulla mi stupisce più e tutto ha assunto il suo “posto” nell’ordine
cosmico, proprio ora questa sorda sofferenza, che ancora il commercio con gli
stolti cui la mia stolta «sete del più basso» mi costringe, mi spinge
stoltamente a parlare anziché a tacere.
Il mare frusta le chiglie aduste delle barche in
sosta nell’insenatura; pochi avventori, nella deserta calura del meriggio.
Quanto immensamente grande sarebbe, e di quale
grandezza tremenda e perfetta, quanto infinito questo cielo, senza la mente che
ora lo “pensa”, senza l’occhio che goffamente tenta rinchiuderlo nella gabbia
della percezione!
Me misero, pensante, percipiente. Esistente.
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