«Vale di più, per una giusta
comprensione, il verde delle foglie che non un grande pensiero, perché il verde
delle foglie potete mostrarlo agli altri, ma mai potrete mostrare agli altri un
grande pensiero. Nasciamo senza parlare e moriamo senza aver saputo dire.
La nostra vita trascorre tra il silenzio di chi tace e il silenzio di chi non è
stato compreso, e intorno a tutto ciò, come un’ape in un luogo senza fiori,
aleggia sconosciuto un inutile destino».
«Ciascuno di noi possiede, nel proprio intimo, nel
silenzio di essere un essere, una personalità ineffabile, che nessuna parola
può rendere, nessun gesto interpretare, e che lo sguardo più espressivo non
spiega, il gesto più comprensivo non contiene. Per via di questa personalità
extra-sociale e perfino extra-umana, ognuno è un eterno isolato, eternamente
crocefisso al suo non-essere-gli-altri. L’intima essenza del sentire consiste
nel non potersi esprimere se non in sé e solo per sé, all’interno del proprio
essere individuo. [...] Sentire è esistere irrimediabilmente soli».
(F. Pessoa, Pagine esoteriche, a cura di S. Peloso, Milano, 1997, pp. 51 ; 104)
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