Ci si riempie la testa e la bocca di «estinzione
dell’io», se ne fa questione di Principio, questione fondante (perché,
nonostante tutto, è ancora di un fondamento che si ha bisogno, e si è a tal punto
malconci da ridurre a fondamento la negazione stessa di ogni fondamento); ma
finché saremo appena compromessi con una qualsivoglia forma di
affermazione di sé, o del proprio io, o della propria «individualità separata» o
«illusoria» (il pensiero, il linguaggio, la relazione stessa), saremo completamente
compromessi, e non faremo che tintinnare come il cembalo di cui parla san Paolo.
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