lunedì 30 giugno 2014

Sola natura.


Un’idea mi ossessiona lo spirito: non c’è arte senza artificio.
Ogni realizzazione artistica è, in fondo, affermazione di un’individualità, costruzione di una trascendenza personale dell’artista. Non parlo qui della creazione in generale, che io stesso pratico come diarrea dello spirito, espulsione di una quantità di vita spirituale ed intellettuale vissuta e – per così dire – digerita. Mi riferisco invece alla creazione che si lascia (o che si destina a) uscire dal recinto della propria ‘intimità’, delle proprie relazioni personali (con se stessi e con coloro che hanno un posto nella nostra vita spirituale), perché essa raggiunga un pubblico.          
Il fatto è che, essendo l’esistenza individuale nient’altro che un crudele esilio lontano dalla perfezione del nulla (o almeno dell’imperfezione dell’esistenza degli animali, per i quali, incapaci di ergersi ad osservatori di se stessi, non è questione di percepire l’assurdo dell’esistenza stessa), ogni affermazione dell’ io è come un muro che tiene lontano dall’unica vera realizzazione: l’estinzione.

Nessun commento:

Posta un commento