Vivo nell’assoluta impermanenza dei miei
“traguardi” intellettivi. Nella continua mutevolezza di bisogni, desideri e
aspirazioni, nell’incapacità di fare sintesi di un’interiorità versiforme e
discrasica, alterno agitazione e rassegnazione, come un cardellino strappato al
libero cielo e chiuso in gabbia per il crudele diletto di qualcuno. E anche per
me, come per l’uccellino, la sofferenza non è tanto nel desiderio inappagato di
qualcosa che non si possiede ancora, quanto nel rimpianto di qualcosa che si è
perduto.
«J’ai indubitablement un fond religieux, qui
s’exprime dans le sentiment très accusé de ma déchéance, dans cette certitude
de vivre à un niveau d’existence inferieure à celui auquel j’étais destiné.
(Par niveau j’entends ordre métaphysique)». (Cioran, Cahiers,
Paris 1997, p. 264)
«Ma nel mondo della decadenza moderna dove si potrebbe
ancora trovare il concetto di una vera gerarchia? Non vi è cosa o persona che
sia nel posto in cui dovrebbe trovarsi normalmente». (R. Guénon, La crisi
del mondo moderno, Roma 1972, pp. 98-99)
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