mercoledì 6 agosto 2014

Infinità del desiderio.


La “teoria del piacere” leopardiana coglie essenzialmente nel segno: «il piacere è un subbietto speculativo, e non reale; un desiderio, non un fatto; un sentimento che l’uomo concepisce col pensiero, e non prova; un concetto, e non un sentimento» (Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familiare), e il desiderio che è alla base del piacere è una tensione infinita, dunque inesauribile. Ma se nessun piacere colma il desiderio, è forse perché le sue domande sono altre da quelle “vitali” che pure esso si rappresenta e ricerca? Non vi sarà insomma anche nel sensista Leopardi – come qualche critico suggerisce – il presentimento di un Altrove inattingibile ove si proietta tutto l’infinito desiderare umano? di una trascendenza incommensurabile all’esperienza comune dell’immanente, che tutta può dirsi risolta in una tensione irrisolta?

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