«“Exigua pars est vitae qua vivimus”.
Ceterum quidem omne spatium non vita, sed tempus est». (Sen., Brev. vitae, 2)
«È questo, ora capisco!, il
motivo di quella sensazione così diffusa che ci fa dire: “Ho sessant’anni,
eppure mi sento ancora giovane”. In verità noi SIAMO rimasti
giovani, perché le giornate, i mesi divorati dalla Grande Colata Quotidiana,
non possono produrre esperienza, ossia non ci fanno crescere, ma soltanto
invecchiare. Riparare duecentocinquanta volte il dispositivo di ricarica di una
stampante, lascia l’anima intatta nel Tempo, fossilizzata come un insetto
nell’ambra. Il corpo, certo, muta e si corrompe, ma senza che la nostra Vita si
accresca con lui. Così, dopo tre ore di fila agli uffici comunali, io sono
rimasto lo stesso di prima, sebbene il mio organismo abbia accumulato tre ore
in più. Ciò spiega perché il divario si allarghi inesorabilmente, fino a creare
due vere e proprie corsie: mentre la Vita si sviluppa lenta, l’età anagrafica
aumenta insieme ai detriti. Ed eccomi qua: un ventenne mezzo calvo, miope, con
la schiena a pezzi e qualche protesi. La differenza tra la mia impressione di
giovinezza interna e l’effettiva corruzione fisica, corrisponde a quanto mi è
stato sottratto abusivamente – cioè la suddetta Colata. Io ho 22 anni di Vita,
più trentatre di Merda da burocrazia, laboratori clinici, astanterie, ricerca
di parcheggi, visite militari, e infine stampanti».
(V. Magrelli, Geologia
di un padre, Torino 2013 e 2014, pp. 44-45).
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