venerdì 8 agosto 2014

Il tempo della Vita.


«“Exigua pars est vitae qua vivimus”. Ceterum quidem omne spatium non vita, sed tempus est». (Sen., Brev. vitae, 2)

«È questo, ora capisco!, il motivo di quella sensazione così diffusa che ci fa dire: “Ho sessant’anni, eppure mi sento ancora giovane”. In verità noi SIAMO rimasti giovani, perché le giornate, i mesi divorati dalla Grande Colata Quotidiana, non possono produrre esperienza, ossia non ci fanno crescere, ma soltanto invecchiare. Riparare duecentocinquanta volte il dispositivo di ricarica di una stampante, lascia l’anima intatta nel Tempo, fossilizzata come un insetto nell’ambra. Il corpo, certo, muta e si corrompe, ma senza che la nostra Vita si accresca con lui. Così, dopo tre ore di fila agli uffici comunali, io sono rimasto lo stesso di prima, sebbene il mio organismo abbia accumulato tre ore in più. Ciò spiega perché il divario si allarghi inesorabilmente, fino a creare due vere e proprie corsie: mentre la Vita si sviluppa lenta, l’età anagrafica aumenta insieme ai detriti. Ed eccomi qua: un ventenne mezzo calvo, miope, con la schiena a pezzi e qualche protesi. La differenza tra la mia impressione di giovinezza interna e l’effettiva corruzione fisica, corrisponde a quanto mi è stato sottratto abusivamente – cioè la suddetta Colata. Io ho 22 anni di Vita, più trentatre di Merda da burocrazia, laboratori clinici, astanterie, ricerca di parcheggi, visite militari, e infine stampanti».
(V. Magrelli, Geologia di un padre, Torino 2013 e 2014, pp. 44-45).

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