Mi pare che la legge fondamentale
della relazione possa essere così enunciata: più si possiede (o si crede di
possedere) dell’altro, meno lo si “vuole”; più si è convinti di avere l’altro
in pugno, più il cuore resta vuoto. Ad alimentare il bisogno e il desiderio
dell’altro è, immancabilmente, la consapevolezza che l’essenziale ci sfugge e
ci sfuggirà sempre, la sensazione che, nonostante tutto ciò che si riceve,
sussista comunque qualcosa di profondo, di ulteriore, che rimane inattingibile
nella sostanza.
È però anche vero che tale sensazione non può essere se non il prodotto
di uno spirito dotato di una qualche finezza: per la gran massa degli imbecilli
l’abitudine surroga ottimamente la percezione dell’incolmabile “mancanza
metafisica” che spinge sempre i grandi spiriti verso l’infinita lontananza del
Cielo.
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