venerdì 25 luglio 2014

"Regno dei Cieli", Volontà divina e "apatia".


La tradizione spirituale cristiana assegna un ruolo assolutamente fondamentale, nel progresso interiore, alla mortificazione della propria volontà (cioè, di fatto, all’estinzione dell’io). Così, ad esempio, Doroteo di Gaza: «Sopprimendo la propria volontà si ottiene il distacco, e dal distacco, con l’aiuto di Dio, si perviene all’apatia» (Didascaliae §20, 11-13). L’abbandono della volontà propria, l’accettazione impassibile di ciò che accade, la sottomissione umile ed obbediente alla «Volontà» divina sono dunque la porta dell’απαθεια, che già Epitteto e tutto lo Stoicismo avevano offerto come unica via possibile per il raggiungimento della tranquillitas animi: «Non volere che le cose accadano come vuoi tu, ma vogli che le cose accadano come accadono» (Manuale §8). E l’απαθεια, mutuata dai padri della fede cristiana nel loro sistema morale e spirituale, è ciò in cui essi – più o meno esplicitamente – fanno consistere il Regno dei Cieli. Così, ad esempio, Evagrio Pontico: «Il Regno dei Cieli è l’απαθεια accompagnata dalla conoscenza vera degli esseri» (Praktikos §2). Conoscere la vera natura degli esseri, contemplare l’ordine naturale delle cose (secondo Evagrio attraverso lo studio della fisica) è attività propedeutica al distacco dal mondo, a uno sguardo appagato e distante, non partecipe e abbandonato. Insomma, secondo la schietta visuale patristica cristiana (non diversamente di quanto accade nel taoismo e nel buddismo delle origini), è nel distacco apatico dalle passioni e dalla volontà individuale che si realizza la pienezza, la pace, cioè il Regno dei Cieli. Lo comprenderà correttamente Dante, che nella sua celebre quanto bella e pertinente parafrasi del Pater noster dice: «Venga ver’ noi la pace del tuo Regno» (Purg. XI 6).
Alla luce di tutto ciò, sarebbe forse opportuna una diversa interpunzione nel testo del Pater, che restituisca il senso profondo dell’invocazione dell’avvento del Regno celeste: «Adveniat Regnum tuum: fiat Voluntas tua sicut in caelo et in terra».

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