domenica 6 luglio 2014

Dialogus gnoseologicus.


- Il limite oggettivo della conoscenza (la conoscibilità, il quia degli scolastici) è determinato dai limiti intrinseci alle facoltà conoscitive umane. Empia superbia è il voler trascendere quei limiti, stolto esercizio quello della ragione fuori dai suoi confini.
- D’accordo su tutto. Ma come si stabiliranno i limiti imposti alla ragione senza un esercizio libero e persino audace delle sue facoltà?
- Quello che ti prospetto è un ritorno al dogmatismo, alla speculazione apodittica, alla conoscenza assiomatica.
- A ben guardare, quello che proponi è un atto di fede speculativa, un ritorno – per parafrasare Kant – alla minorità della ragione, che si affida a verità che altri hanno istituito per lei.
- Precisamente.
- In verità sono un dogmatico anch’io. Ma rivendico con fierezza di essere l’unica causa delle mie certezze: il dogma è, per me, la sintesi definitiva del mio quotidiano esercizio di conoscenza. Non ci sono, dunque, se non dogmi soggettivi, che traggono legittimazione e validità solo dalle cause individuali che ne hanno consentito il disvelamento.
- Interessante.

2 commenti:

  1. Non deve essere facile discutere con un "dogmatico soggettivo", specie se anche l'interlocutore è, a sua volta, altrettanto dogmatico e altrettanto...soggettivo.

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  2. Apprezziamo almeno l'onestà intellettuale dei due, che nel seguito del dialogo probabilmente hanno iniziato a discutere di donne...

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