- Il limite oggettivo della conoscenza (la conoscibilità,
il quia degli scolastici) è determinato dai limiti intrinseci alle
facoltà conoscitive umane. Empia superbia è il voler trascendere quei limiti,
stolto esercizio quello della ragione fuori dai suoi confini.
- D’accordo su tutto. Ma come si stabiliranno i
limiti imposti alla ragione senza un esercizio libero e persino audace delle
sue facoltà?
- Quello che ti prospetto è un ritorno al
dogmatismo, alla speculazione apodittica, alla conoscenza assiomatica.
- A ben guardare, quello che proponi è un atto di
fede speculativa, un ritorno – per parafrasare Kant – alla minorità della
ragione, che si affida a verità che altri hanno istituito per lei.
- Precisamente.
- In verità sono un dogmatico anch’io. Ma
rivendico con fierezza di essere l’unica causa delle mie certezze: il dogma è,
per me, la sintesi definitiva del mio quotidiano esercizio di conoscenza. Non
ci sono, dunque, se non dogmi soggettivi, che traggono legittimazione e
validità solo dalle cause individuali che ne hanno consentito il disvelamento.
- Interessante.
Non deve essere facile discutere con un "dogmatico soggettivo", specie se anche l'interlocutore è, a sua volta, altrettanto dogmatico e altrettanto...soggettivo.
RispondiEliminaApprezziamo almeno l'onestà intellettuale dei due, che nel seguito del dialogo probabilmente hanno iniziato a discutere di donne...
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