Ogni
individualità separata si costituisce in un percorso autonomo di percezione,
superficiale e profonda, nonché di elaborazione esistenziale dell’esperito, al
punto che non è lecito parlare di “direzione” della storia umana, quanto
piuttosto di “fascio” o diffrazione di direzioni delle storie
individuali. Il destino universale non è questione storica, ma è affare
squisitamente metafisico. Si tratta sempre e solo di questo: accontentarsi. Ma
non c’è vero sentimento metafisico senza la percezione di un feroce disagio
davanti alla disgregazione del tutto, tangibile ovunque ci si volti. L’idea di simultaneità,
cui la nostra natura bovina e rassegnata ci ha abituati fin dal primo vagito, è
– a guardarla con occhio limpido e schietto – idea orribile, etc.
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