giovedì 31 luglio 2014

Estraneità.

In media aestate, mi aggiro per le lande del mio spirito, sempre più desolate. Come siede deserta l’anima mia, soltanto colma di un feroce senso di lontananza, di una stanchezza amara e disillusa! Farò quello che c’è da fare, come un pellegrino si piega ai lavori che l’ospite gli richiede, in cambio di un tozzo di pane e di un giaciglio. Farò il mio “dovere” sterile, senza frutto, perché l’albero dell’esistere è un’acacia spinosa e profumata, «nihil praeter umbram praebens».

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