Meravigliosamente,
come in un’estatica visione, ritornano alla mente astratte immagini della mia
prima infanzia, e un vago incanto avvolge i miei sensi. La veranda e il
giardino dei nonni, la sala da bagno dalle maioliche verdi, tutto tracimante di
luce viva. E irrompe nello spirito il sapore pieno, appagante, di un presente
che fu, in cui l’universo seguiva pacificamente il suo corso necessario, e
nulla era fuori posto, neppure io stesso.
Quanto questo ricordo frammentato, polverizzato,
è ora più “vivo” del mio presente, intero, sì, ma dell’interezza di un prigione
di Michelangelo!
Dove tende la vita, dove il mio fare, il mio
sentire, il mio pensare?
«Coi giorni mi volgo e mi confondo, | vado, da me
sempre più lontano». (Zanzotto)
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