mercoledì 9 luglio 2014

Per una soteriologia privata.

«L’amabile superficialità della vita borghese diviene il velo steso ad occultare l’inesistenza di una vita intensa e profonda, l’abito conformista e corretto che s’indossa con tranquillo ossequio alle norme e alle forme, fingendo che la facciata convenzionale celi un’essenzialità misteriosa e ben sapendo invece che dietro ad essa non c’è niente.  La superficie del comportamento esteriore, l’affabile e banale compostezza borghese appaiono l’unico argine che difenda dal vuoto retrostante, dalla disperazione di riconoscere che non c’è una vita vera, oppure che essa è orrida» (Magris, cit. p. 208). «Bisogna crearsi artificialmente un gusto per vita borghese e le sue micrologie: amarla senza stimarla e, per quanto essa rimanga così al di sotto dell’umano, goderla tuttavia poeticamente come un’altra, diversa ramificazione dell’umano, così come si fa con le rappresentazioni della vita che si incontrano nei romanzi» (E. Bernardi, Jean Paul. Satira e sentimentalità, Milano, 1974, p. 157).

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