Nella
frequentazione dei semplici trovo un efficacissimo rimedio contro l’opprimente
ipertrofia della coscienza: assumere per qualche tempo il loro punto di vista
sulle cose, sull’uomo, sulla vita, ridere e piangere come loro, alleggerisce
immediatamente lo spirito, lo riconduce entro i confini certi di un universo
dato e necessario, in cui tutto occupa il posto che solum è suo. «Così degli umili sento in compagnia | il mio pensiero
farsi | più puro dove più turpe è la via» (U. Saba, Città vecchia).
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