A prendere in mano un libro di qualche “teologo”
contemporaneo viene davvero da chiedersi perché le autorità morali della nostra
società si accaniscano tanto contro la masturbazione, che ovvierebbe, in non
pochi casi, agli spiacevoli episodi di condensa cerebrale da cui – com’è
indubbio sulla base di uno dei principi fondamentali della fisiologia antica
greco-latina, che, come ricostruisce R. B. Onians, poneva una corrispondenza
sostanziale fra cervello e sperma – scaturiscono certe riflessioni. A titolo
esemplificativo, si consideri il “saggio” sull’ “anima” di “Vito Mancuso”,
libro che sono riuscito a tenere in mano per una decina di minuti, prima che
l’effluvio viscoso della sua melassa paracerebrale mi sommergesse col suo
lirismo rugiadoso e stucchevole, incapace di ragionare.
Colpisce anzitutto la cura meticolosa che
l’autore mette nel costruire un sistema (fondato non si capisce su quali basi
epistemologiche) atto alla consolazione delle animulae della sua tempra,
attraverso l’arbitraria desostanzializzazione del male e un’interpretazione
brutalmente materialistica della pur non insensata teoria dell’apocatastasi. Ma
la cosa davvero più abominevole è la radicale soppressione dell’elemento
spirituale umano, e la riduzione dell’anima spirituale (confusamente assimilata
alla razionalità) a dato meramente fisico, a «energia» o – addirittura – ad
astrazioni quali «creatività» e affini.
Che altro dire? Cosa ti succede, Occidente? Quale
morbo segreto serpeggia nelle tue viscere e atrofizza i tuoi arti, i tuoi
occhi, le tue orecchie, la tua lingua?
Mancuso fa parte di quella triste (ma vasta e oggi acclamata) schiera che Bergson etichettava con l'espressione "Terribles simplificateurs". Il loro contraltare, parimenti negativo, è quello dei "Clari per obscuram linguam, magis inter inanibus".
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