Quanto maggiori sono l’educazione, la profondità
e la raffinatezza intellettuali, tanto più ampia sarà la disposizione
spirituale ad intendere la vita, persino in quegli ambiti che dai più si
stimano seri (o “sacri”), come un gioco, se non addirittura come uno scherzo,
sovente di cattivo gusto. Così ad esempio è della religione, della famiglia,
del lavoro, dei rapporti sociali, di tutti i più saldi ed incrollabili
«pilastri della società». E così è parimenti del linguaggio, il glorioso tempio
della Civiltà, del Pensiero, del Logos, del Nous, dell’Essere, la cui
intrinseca fragilità lo espone invero alla manipolazione alla deformazione,
all’anfibologia, al paradosso spesso più spinti.
La disponibilità al ludus che è frutto
dell’ampliamento dell’orizzonte intellettuale e spirituale fa – a mio modo di
vedere – tutt’uno con la percezione radicale dell’ambiguità, dell’insensatezza,
dell’assurdità che riposa al fondo delle cose, tutte quante reversibili in
parodia senza che di esse e del loro “senso” profondo si perda alcunché di
sostanziale.
* * *
La volgarità è, nella sostanza, la forma
più istintiva (nonché quella a più alta disponibilità, il che rende anche
ottimamente ragione dell’etimologia del termine) di rivolta contro un sistema
di norme sociali che si percepisca come oppressivo della effettualità
individuale, di qualsiasi segno essa sia.
Sarebbe tuttavia un errore considerare la volgarità
come qualcosa di oggettivo e univocamente valutabile. Il canzoniere catulliano,
quel «libellus» politus e novus nel quale un giovane “delicato”
oppone con una forza e una radicalità titaniche («infantili» ha sostenuto
qualcuno, ma per me fa lo stesso) la propria individualità e le sue ragioni al
rigidamente codificato mondo dei padri, è disseminato di pedicationes, inrumationes,
mentulae e cunni diffissi, ma a nessuno verrebbe per questo in
animo di percepire tali “trivialità” come in contraddizione rispetto alla
dottrina di Catullo e di sminuire la sua somma raffinatezza intellettuale di poeta
doctus. A nessuno se non a individui la cui ristrettezza di spirito e di
intelletto li abbia inchiodati ad una triste ed incolore mediocrità.
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