giovedì 3 luglio 2014

Pace interiore e assenza di cure.


Il saggio dice: «La vera pace non è quella – troppo facile – di chi giace sereno, senza cure né afflizioni, su una spiaggia assolata, cullato dal ritmo della risacca e carezzato dal dolce riflesso del sole; ma quella di chi, nel cuore di una tempesta, sa mantenere la calma e la tranquillità, come il maiale additato da Pirrone ai suoi compagni di navigazione come esempio di vita e di virtù».
Ma io dico: «Per colui al quale anche solo riempire un modulo pare talmente sciocco e seccante da accendere in lui moti di sdegno e di rivolta, la pace non è distinta dall’ozio e dall’assenza di cure, quelle cure imposte da un sistema di esistenza sociale abominevole, che, fondandosi tutto sull’insanabile bisogno degli individui di un riconoscimento esterno del proprio servire (funzionale al riconoscimento interno del proprio essere), assegna valore a cose e fatti che, a giudicarli con occhio disincantato, non sono che stupidi e triviali ammennicoli della coscienza».

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