domenica 6 luglio 2014

La stessa moneta.


Nel suo ineffabile Poesia e non poesia Croce valuta la produzione poetica del Leopardi e la riflessione teorica che la sostanzia come niente più che il malsano rigurgito di un «escluso dalla vita», indegne per questo di ogni considerazione estetica nonché filosofica. Il pensiero leopardiano e le pagine in cui esso si riverbera non sarebbero che il riflesso delle sofferenze e delle miserie dell’individuo Leopardi, oppresso dalle infermità, dalle incomprensioni familiari, dalle angustie economiche, dal desiderio frustrato dell’amore di una donna; tutte cose, queste, la cui assenza in uno spirito sano schiude tutt’altra visuale (sana anch’essa, evidentemente) sulla vita e la realtà. Per trovare il vero Leopardi «artista» bisognerà dunque, continua Croce, cercarlo dove egli appare più sereno, «serio e commosso», e non dove polemizza, satireggia o tenta maldestramente di ridere, e dunque negli Idilli (ma anche in essi in modo discontinuo, quasi che il poeta non riuscisse a reggere per la misura di un intero carme senza le sue manchevolezze): è allora che «la sua parola acquista colore, il suo ritmo si fa dolce e flessuoso e pieno di armonie e di intime rime, la commozione trema riflettendosi nella pura e lucente goccia di rugiada della poesia (sic)». Il resto, via.
Commentando questa pagina monumentale – giustamente famosa –, Andrea Zanzotto, nel corso di un’intervista televisiva, ebbe a dire, col suo solito contegno liliale e con la sua aria trasognata, qualcosa di questo tenore: «Bisogna capire Croce: scampò miracolosamente a un terribile terremoto, a causa del quale perse entrambi i genitori, quando aveva appena diciassette anni. È comprensibile che abbia sviluppato, anzitutto per garantire a sé stesso un equilibrio psichico che altrimenti avrebbe rischiato di vacillare rovinosamente, una critica che voglia garantire all’arte e al pensiero un’indipendenza assoluta dalla vita reale, con le sue insanabili contraddizioni. Si è creato così il proprio paradiso ideale». 
Il debito a Croce è così saldato, e con la sua stessa moneta.

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