Come un deposito in cui vari e diversi avventori
abbiano gettato alla rinfusa beni di valore, cianfrusaglie, oggetti i più
diversi per provenienza e destinazione; così è la mia vita, con le cose, le
persone, le idee, le esperienze che la affollano. Sto davanti alla mia
esistenza, agli anni vissuti, resto inebetito, incapace di fare ordine, di
indovinare una direzione, una teleologia. Tutto rimane sospeso, irrelato,
inservibile.
Vivo come affacciato davanti all’immane
spettacolo che questa incongrua molteplicità mi offre, oppresso dalla sua
ingombrante vastità, contemplatore attonito dei residui di emozioni, moti
interiori, idee, ideali, certezze, incertezze, che ancora mandano qualche
bagliore, talvolta fievole, talvolta più deciso e persino abbagliante.
Il passato mi ruba violentemente al presente, e
resto, muto e scosso, a guardare, incapace di dedurre alcunché da quella mole
di argomenti che mi si addensa intorno, come una pesante crosta. E precipito,
sempre più rapido, lungo la china degli anni.
Inutilmente.
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