giovedì 31 luglio 2014

Condannato a vita.


Come un deposito in cui vari e diversi avventori abbiano gettato alla rinfusa beni di valore, cianfrusaglie, oggetti i più diversi per provenienza e destinazione; così è la mia vita, con le cose, le persone, le idee, le esperienze che la affollano. Sto davanti alla mia esistenza, agli anni vissuti, resto inebetito, incapace di fare ordine, di indovinare una direzione, una teleologia. Tutto rimane sospeso, irrelato, inservibile.
Vivo come affacciato davanti all’immane spettacolo che questa incongrua molteplicità mi offre, oppresso dalla sua ingombrante vastità, contemplatore attonito dei residui di emozioni, moti interiori, idee, ideali, certezze, incertezze, che ancora mandano qualche bagliore, talvolta fievole, talvolta più deciso e persino abbagliante.
Il passato mi ruba violentemente al presente, e resto, muto e scosso, a guardare, incapace di dedurre alcunché da quella mole di argomenti che mi si addensa intorno, come una pesante crosta. E precipito, sempre più rapido, lungo la china degli anni.
Inutilmente.

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