Ciò che generalmente chiamiamo ‘progresso’
consiste di fatto in un progressivo distacco dell’uomo dal suo milieu originario
e vitale, da ciò cui, con buona approssimazione, diamo il nome di ‘natura’.
Attraverso le sue acquisizioni tecniche e scientifiche egli si erge ad
osservatore e manipolatore della sua ‘alterità’, rispetto alla quale dimentica
la propria relazione di appartenenza.
Piccolo dio ridicolo, monade mostruosamente
capace di concepire se stessa come individuo scisso dal resto del mondo (e, di conseguenza,
di intervenire sulla realtà infrangendone le leggi), l’uomo provoca l’altrui e
insieme la propria fine, e la sua azione presuntuosa corrode a poco a poco
l’organismo dell’esistente.
Un cancro vorace nella carne del mondo: ecco la
società umana.
Ma cosa importa?
«Le colline sono ancora in fiore».
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